Teatro, “Come piace a te” di Roberto Lopez

Giampiero Castellotti
26/02/2024
Tempo di lettura: 3 minuti
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Uno scontro generazionale tra padre e figlia. Una costante disarmonia che viene ulteriormente alimentata da una contrapposta visione della vita, che rimane tale anche a parti invertite. Con un finale a sorpresa.

È questa, in estrema sintesi, la trama che anima la commedia “Come piace a te” di Roberto Lopez, che Elleerre ha messo in scena con successo al teatro “Porta Portese” di Roma.

Al centro del racconto c’è Carlo (impersonato dallo stesso Roberto Lopez), un padre ancorato ad una visione estremamente contemporanea dell’esistenza: è il moderno esponente della società competitiva e selettiva, dominata dal culto dell’estetica e immersa nei consumi compulsivi, smartphone in primis. L’uomo è arroccato nelle sue convinzioni, perseverante nei suoi obiettivi, ambizioso per sé stesso e per il suo mondo, figlia compresa, capace di immolare a suo modo gli affetti più vicini per appagare la propria visione egoistica e interessata del mondo.

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Armando Puccio e Roberto Lopez

Per raggiungere i suoi scopi, pertanto, si dimostra totalmente insensibile alle opinioni altrui, apparendo persino spietato.

Sul lavoro è un carrierista granitico che sogna unicamente la propria promozione, traguardo che equivarrebbe soprattutto al benessere economico.

Nel contempo, con freddezza e cinismo ma tutto sommato bonari, interpreta e attua l’affetto per la figlia Bianca (Noemi Petrangeli) in una dimensione totalmente utilitaristica: per lei aspira ad una carriera come cantante, costellata di successi e di soldi.

La ragazza, al contrario, è però un’inguaribile idealista. Perfetta studentessa del liceo classico, innamorata del latino e del greco (in scena spicca un vocabolario “Rocci”, icona degli studi classici), passa il tempo leggendo i libri di Platone o i bestseller della letteratura internazionale. Inoltre adora i grandi temi universali, impegnata nella salvaguardia dei diritti, e desidera diventare insegnante per poter trasmettere saperi e valori ai giovani del futuro. La sua migliore amica, Peppa, è esattamente come lei. Insomma, è coscienziosamente l’opposto del pragmatico genitore.

Paradossalmente, nella prima parte del racconto, le generazioni sembrano capovolte: la ragazza è espressione di quel passato tanto caro soprattutto alle persone sugli “anta”, mentre il maturo padre in realtà è traviato dalla “polvere di stelle” dei nostri tempi, ma in fondo anche di quelli dei decenni passati (si pensi all’ambiziosa Anna Magnani, mamma nell’immortale Bellissima di Visconti).

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Antonella Arduini e Noemi Petrangeli

Tra il padre e la figlia, cioè tra due sistemi valoriali opposti, s’inserisce nella commedia di Lopez l’altra componente della famiglia, l’esuberante Marta (Antonella Arduini), cioè la mamma di Bianca, che con saggezza tutta femminile tenta di mediare e di smussare, con naturalezza e semplicità, l’ostinazione del marito e della figlia nei rispettivi sogni.

A sconvolgere gli assetti saranno una serie di elementi interni ed esterni al ménage familiare, in particolare una tripla visita inaspettata da parte della stessa persona (Andrea Rizzo) che assumerà tre ruoli differenti, forieri di colpi di scena e dei più radicali stravolgimenti. Parallelamente uno psicologo amico di famiglia (Armando Puccio) incarna quell’apparente “buon senso” del giudizio e della consuetudine che a volte, in realtà, cela ed è pregno di ambiguità e contraddizioni.

Il canovaccio è efficace, gli equivoci e i colpi di scena danno corpo e ritmo alla storia, la bravura degli attori fa il resto. Una commedia essenziale, divertente e non priva di stimoli per meditare sulla nostra esistenza e per ridimensionare, guardandole da una differente angolatura, alcune comuni problematiche quotidiane, specie nel rapporto tra genitori e figli.

Aiuto regia di Caterina Calendino, luci e fonica di Camillo Basso Amolat.

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Giampiero Castellotti