Melinda innova: celle ipogee e funivia delle mele

Vanessa Pompili
12/02/2024
Tempo di lettura: 4 minuti
Mele

Un elevatore e un impianto monofune per facilitare la gestione e il trasporto del prodotto, garantendo una movimentazione efficiente riducendo ulteriormente l’impatto ambientale. È questo lo scopo del nuovo elevatore installato di recente da Melinda nella miniera Rio Maggiore dove si collocano le ormai celebri celle ipogee, i magazzini naturali destinati alla conservazione delle mele. Un’innovazione importante, quella presentata nei gironi scorsi alla fiera Fruit Logistica di Berlino l’evento cui il Consorzio partecipa insieme ad altri attori del settore ortofrutticolo. Ma anche, e soprattutto, una soluzione decisiva che si colloca all’interno di un progetto più ampio.

Per comprenderlo occorre guardare proprio alle ipogee che, come noto, ospitano i frutti in un ambiente asciutto e controllato impiegando, grazie alle peculiari condizioni di bassa temperatura e impermeabilità, un quantitativo ridotto di energia (meno 30% circa) nel confronto con i tradizionali magazzini di superficie. Nel corso degli anni, Melinda si è impegnata a incrementare la capienza sotterranea che è passata dalle 30mila tonnellate iniziali alle attuali 40mila. Per far ciò è stato necessario realizzare nuove celle collocate a un livello superiore, ovvero qualche decina di metri più in alto rispetto alle stanze del nucleo originario. Ed è proprio qui che entra in gioco l’elevatore.

“Scorrendo lungo una galleria verticale di 26 metri lo strumento consente il trasporto delle mele al secondo piano con una capacità complessiva di circa 100 tonnellate all’ora ha spiegato Fabrizio Conforti, responsabile del sito ipogeo di Melinda. “In assenza di questa soluzione saremmo costretti a utilizzare i camion per trasportare le mele fino alle celle del livello superiore – prosegue Conforti. “L’ascensore, in altre parole, consente di evitare l’impiego del trasporto su gomma riducendo così le emissioni”.

Quest’ultimo obiettivo è anche alla base dello sviluppo della “funivia delle mele”, il grande progetto di Melinda presentato a novembre dello scorso anno presso il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Il piano prevede la realizzazione di un impianto monofune ad agganciamento automatico con 11 piloni di sostegno (di cui 6 in galleria) della lunghezza di 1.300 metri e dislivello di 87 metri, capace di trasportare ogni ora 460 contenitori impilabili (i cosiddetti “bins”), alla velocità di 5 metri al secondo. Il suo percorso prenderà il via dalla sala di lavorazione di Predaia e condurrà direttamente al primo livello delle celle ipogee. Secondo le stime, la funivia permetterà di evitare circa 6mila viaggi di tir su gomma, per un totale di 12mila chilometri l’anno.

“La funivia delle mele rappresenta una soluzione innovativa e originale che, ne siamo certi, una volta realizzata costituirà motivo d’orgoglio per il nostro territorio – ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura della Provincia autonoma di Trento, Giulia Zanotelli. “Opere di questo genere sono pensate per migliorare l’efficienza ma anche per ridurre le emissioni e l’impatto ambientale e rappresentano inoltre una grande attrazione turistica per l’ospite italiano e internazionale che visiterà le nostre valli”.

“La costruzione della funivia e gli interventi realizzati all’interno della miniera Rio Maggiore che comprendono l’apertura delle nuove celle e l’installazione dell’ascensore sono parte integrante dei nostri sforzi per la sostenibilità ambientale ed economica a beneficio del territorio e dell’intera filiera. Sono inoltre strumenti che ci permetteranno di aumentare i livelli di sicurezza e la facilità di gestione del prodotto, garantendo ad esso un accesso dedicato all’interno del sito ipogeo – ha sottolineato Ernesto Seppi, presidente di Melinda. “In questo modo potremo continuare a offrire prodotti agricoli di alta qualità riducendo la loro impronta ecologica e contenendo i costi ma anche valorizzando ulteriormente le ipogee che, aprendosi in futuro ai visitatori, diventeranno uno dei punti di forza dell’offerta turistica trentina e italiana”.

Vanessa Pompili