L’ennesimo boccone amaro per l’agricoltura

Redazione
13/06/2022

E’ del 31 marzo 2022 il decreto a firma del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali ing. Patuanelli che istituisce il Registro telematico dei cereali in cui devono essere annotate le operazioni di carico e scarico dei cereali, in attuazione della legge di Bilancio 2021. Questo per consentire un accurato monitoraggio delle produzioni cerealicole sul territorio nazionale.

Per la verità si è aspettato finora, inutilmente, una qualche riflessione al riguardo da parte di chi afferma di tutelare il mondo agricolo. E invece… letteralmente nulla.

Non ci si sofferma sulle modalità operative del decreto.

I destinatari delle norme sono le imprese agricole, cooperative, consorzi, imprese commerciali, imprese di importazione e limitatamente alle operazioni di carico, le aziende di prima trasformazione.

Una cosa è certa: servirà a monitorare in modo costante l’andamento delle disponibilità nazionali di cereali.

Questo è ufficialmente quello che si vuol far apparire.

Ma in realtà potrebbe essere il mezzo per controllare il mercato del grano in Italia?

Potrebbe essere un atto per monitorare le scorte di grano, ma in realtà nascondere uno strumento atto a conoscere in modo identificativo ogni singola azienda e avere certezza di quanto consegnato al commerciante e di quanto immagazzinato in proprio?

In modo conciso, per risalire al singolo agricoltore, alla sua disponibilità e alla sua strategia commerciale?

Ma come direbbe Antonio Di Pietro, “Cosa ci azzecca” tutto questo col conoscere il dato statistico delle scorte in Italia? Non si ravvede il nesso. E qua entra il pensiero di un altro famoso politico, il divo Giulio Andreotti, che puntualizzava: “A pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca”.

In concreto, un pensiero sospettoso che si celerebbe sotto sotto porta a pensare che il punto cruciale di tutto è quello di garantire la disponibilità delle derrate al consumatore ai prezzi minimi possibili e sapere dove si trovano, e chi non ancora le vende. E, in caso di risvolti negativi commerciali o peggio, di guerre (non si sa mai), ci potrebbe essere addirittura requisizione o meglio… un esproprio a prezzo politico imposto.

Visto che chi ha governato la nostra nazione in tanti anni e di svariate colorazioni politiche, minimamente ha provveduto a tutelare il settore e tanto meno la sovranità alimentare della nazione, con questa mossa, per caso, vorrebbe salvare il salvabile a discapito e sempre dei sottomessi e sfruttati agricoltori già in crisi economica da ben oltre venti anni? Oltre al danno la beffa? L’Agricoltura ha bisogno di ben altro.           

Giorgio Scarlato

Redazione