Sharing mobility, crescita tra alti e bassi

Giampiero Castellotti
10/10/2022

Cresce complessivamente la sharing mobility, cioè la mobilità condivisa di auto, motorini, bici e monopattini nelle nostre città. Ma non mancano – e sono tante – le zone d’ombra. Se, infatti, nel 2021 i livelli di utilizzo dei “veicoli collettivi” sono tornati a salire, raggiungendo più o meno i dati del periodo pre-pandemia, è altrettanto vero che alcuni servizi – come il noleggio auto, ma anche quello di bici – sono in forte difficoltà e che in molte zone del nostro Paese la realtà della mobilità condivisa non è proprio partita. Inoltre molti utenti, soprattutto giovani, si lamentano per i prezzi in netta salita (si pensi a Roma all’euro per lo sblocco del monopattino), nonostante ovviamente gli attori del settore tendano a gettare acqua sul fuoco.

La fotografia dell’Italia in mobilità condivisa è stata scattata dal “Rapporto sulla sharing mobility” presentato a Roma in occasione della VI Conferenza nazionale sul tema, promossa dall’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility con qualche neo organizzativo.

I NUMERI – Il Rapporto rivela che i viaggi realizzati in sharing mobility nel 2021 sono stati complessivamente 35 milioni circa, con una crescita del 61 per cento rispetto al 2020, anno della pandemia. Lievita anche il numero dei veicoli complessivi, dagli 84,6mila del 2020 ai circa 89mila del 2021, ripartiti tra monopattini (51 per cento), bici (31 per cento), scooter (10 per cento) e auto (7 per cento). I veicoli elettrici passano dal 63 al 77 per cento. Milano e Roma sono le città più aperte al fenomeno, mentre molte città soprattutto del versante adriatico ignorano questa realtà. Tre regioni, in particolare, non presentano alcun veicolo condiviso: Basilicata, Molise e Umbria.

Nel confronto internazionale, Milano è la prima città europea in termini di veicoli in sharing per abitante, mentre in termini assoluti la classifica dei veicoli presenti su strada vede Parigi, Berlino e Amburgo sul podio.

Nel dettaglio, il carsharing free-floating è l’unico servizio in difficoltà nei noleggi brevi. Nel 2021, i servizi a flusso libero hanno registrato l’8 per cento di noleggi in meno del 2020. Il 32 per cento delle auto è elettrico o ibrido, una percentuale ancora bassa nonostante sia in leggera crescita.

Male anche l’offerta di bikesharing, che nel 2021 retrocede rispetto all’anno precedente a causa di una ricalibrazione delle flotte nelle grandi città e la transizione verso nuovi bandi. Nel 2022 dovrebbe andare meglio.

Il vero boom si registra con i monopattini, che ormai hanno raggiunto la metà dei noleggi totali fatti in Italia (17,9 milioni), più che raddoppiando la performance dell’anno precedente con un’offerta di oltre 35 mila monopattini. Alle 24 città dove il servizio era attivo nel 2020, se ne sono aggiunte altre quindici nel 2021 (Benevento, Brindisi, Cagliari, Catania, Frosinone, Grosseto, Imperia, Novara, Padova, Palermo, Piacenza, Prato, Ragusa, Reggio Emilia e Teramo).

In espansione l’uso degli scooter in condivisione, che nel 2021 sono tornati ai livelli di domanda del 2019 (più cinque per cento) con un’offerta di circa 9.000 veicoli. Anche qui nel 2021 si sono aggiunte nuove città in cui è disponibile il servizio (Benevento, Bergamo, Grosseto, La Spezia, Lago di Garda, Lecce, Pescara e Taranto). La flotta italiana di scooter in sharing è quasi completamente elettrificata.

CITTA’ E INCIDENTI – Per quanto riguarda le città, nella top ten dell’offerta di servizi di sharing ci sono, nell’ordine: Milano, Roma, Torino, Firenze, Palermo, Napoli, Verona, Bologna, Rimini e Bari.

L’Osservatorio ha condotto anche un’indagine sugli incidenti, ponendo al primo posto il monopattino (2,07 incidenti ogni centomila chilometri), seguito dallo scooter (1,72 incidenti ogni centomila chilometri), quindi la bicicletta con il valore di 0,74. Ma rapportando gli incidenti al numero di viaggi, la classifica si inverte e lo scooter precede tutti con 7,77 incidenti ogni centomila spostamenti.

FUTURO INCERTO – L’analisi economica, ovviamente, premia la sharing mobility rispetto all’uso dell’auto privata. Del resto andare in giro a piedi o con la bici propria sarebbe naturalmente ancora più conveniente. Il problema è il rilevante aumento dei costi dello sharing, confermato anche da un test in sala durante la conferenza.

Insomma che la sharing mobility sia una delle grandi novità del settore della mobilità urbana degli ultimi anni è innegabile e come tale la crescita sarà scontata. Tuttavia occorrerà capire quanto i servizi di mobilità in condivisione riusciranno davvero a conquistare l’utenza abituata da decenni alla dipendenza dalla propria auto. Occorreranno indubbiamente maggiori offerte quantitative ed economiche, una più rilevante diffusione e una migliore integrazione. Anche perché gli esempi di aziende sbarcate in Italia e andate via di gran lena non mancano certo.

Alla conferenza romana sono intervenuti, tra gli altri, Enrico Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, a fine mandato, il quale non ha risparmiato frecciatine al programma del centrodestra sulla mobilità; Raimondo Orsini della Fondazione per lo sviluppo sostenibile; Massimo Ciuffini, dell’Osservatorio nazionale sharing mobility; Julien Chamussy, Ceo di Fluctuo; Luigi Onorato, senior partner monitor Deloitte; Sara Venturoni, responsabile Direzione Stazioni di Rfi; Saverio Galardi, country manager di Tier; Luca Refrigeri, analista dell’Osservatorio sharing mobility; Angelo Mautone, direttore del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; Edo Ronchi, presidente della Fondazione sviluppo sostenibile; Lorenzo Pireddu, responsabile di Uber in Italia.

Giampiero Castellotti