Psicologi: protocollo d’intesa per il welfare

Giampiero Castellotti
16/03/2023
Tempo di lettura: 6 minuti
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Un momento del convegno “Quale psicologia nel welfare?” presso l’Anci a Roma

Un protocollo d’intesa tra l’intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città, sport, salute e benessere in ambito urbano”, il network “C14+”, Health City Institute e Consiglio nazionale ordine psicologi (Cnop), volto a dare ampia attenzione alla promozione della salute nei contesti urbani, studiarne ed approfondirne i determinanti e a fare leva su di loro per escogitare strategie per migliorare gli stili di vita e il benessere del cittadino. E’ quello firmato oggi dai quattro organismi e presentato presso la sede dell’Anci in via dei Prefetti a Roma.

Già il manifesto “La salute nelle città: bene comune”, di cui proprio in questi giorni è stata firmata un’importante revisione, sottolinea l’importanza della dimensione psicologica, dichiarando al punto 1.2 che “le amministrazioni devono impegnarsi nella promozione della salute e del benessere psicologico dei cittadini studiando e monitorando i determinanti della salute specifici del proprio contesto urbano, facendo leva sui punti di forza delle città e riducendo drasticamente i rischi per la salute”.

Il protocollo d’intesa prevede, sulla stessa linea, un impegno comune tra parlamentari attivi sui temi del miglioramento della qualità della vita urbana, il network C14+, che raccoglie più di 200 amministrazioni comunali che hanno aderito al manifesto “La salute nelle città: bene comune” e alle “Città per la salute e il cammino” per promuovere la salute, l’ambiente, il benessere e lo sport nelle città, l’istituto di ricerca e studio Health City Institute e il Cnop, per sviluppare sinergie per il sostegno al benessere psico-fisico delle persone e delle comunità come principio basilare della promozione della salute e come enunciato nei principi fondativi dell’Organizzazione mondiale della sanità.

L’accordo prevede, tra le altre azioni, quella di favorire l’integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali, servizi culturali e ricreativi nelle città, per migliorare la sostenibilità del sistema sanitario, promuovere l’analisi dei determinanti sociali, economici e ambientali e dei fattori di rischio che hanno un impatto sulla salute nelle città, con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali, delle università, degli istituti di ricerca e delle aziende sanitare. Tra gli impegni primari, la collaborazione attiva per ridurre l’aumento delle vulnerabilità e fragilità psicologiche dovute all’impatto dell’urbanizzazione sugli individui e sulla comunità. Non va poi dimenticato il peso che la pandemia, ma anche l’incontrollata diffusione delle nuove tecnologie, stanno avendo sulle persone, in particolari quelle più giovani e più fragili. Gli psicologi denunciano un aumento esponenziale delle dipendenze, il calo dei desideri a fronte delle emozioni flebili ed estemporanee, la crescita degli episodi di autolesionismo.

Con la firma del protocollo d’intesa il Cnop si impegna “a promuovere linee di indirizzo, di coordinamento e di supporto delle attività presso i propri associati e le rappresentanze regionali e favorire la più efficace sinergia tra psicologi e Comuni per rafforzare lo sviluppo della qualità ed efficacia dei servizi di integrazione sociosanitaria e socioassistenziale nazionale e locale e promuovere iniziative di studio e formazione nel campo dell’Urban Health.”

I partner, reciprocamente tra loro, si impegnano a collaborare per la promozione della salute nelle città come elemento di miglioramento della qualità di vita urbano e dei cittadini e a sostenere programmi di ricerca e studio sui determinanti della salute e azioni e politiche finalizzate alla promozione di percorsi di supporto psicologico in ambito socio-sanitario e socio-assistenziale fortemente orientate ad una nuova concezione della “presa in carico” dei pazienti fragili e vulnerabili basata su prossimità, proattività, personalizzazione, partecipazione.

«Il tema della salute delle città e dei cittadini è centrale da un punto di vista di sanità pubblica, ma non solo – spiega Andrea Lenzi, presidente di Health City Institute e del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della Presidenza del Consiglio dei ministri. «Il termine “healthy city”, coniato dall’Organizzazione mondiale della sanità, descrive, infatti, non una città che ha raggiunto un particolare livello di salute pubblica, ma una città che è conscia dell’importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mette in atto delle politiche chiare per tutelarla e migliorarla», . «Il bene collettivo è un obiettivo da perseguire da parte sia dei cittadini, sia dei sindaci, degli amministratori locali e dei dirigenti di sanità pubblica, che devono proporsi come garanti di una sanità equa, facendo sì che la salute della collettività sia considerata un investimento e non solo un costo – gli fa eco Roberto Pella, vicepresidente vicario dell’Anci e co-presidente dell’intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città”.

«Come ho avuto più volte modo di sottolineare – aggiunge il senatore Mario Occhiuto, presidente dello stesso intergruppo parlamentare e segretario della VII Commissione del Senato – è fondamentale promuovere un nuovo concetto di salute come condizione che comprende aspetti psicologici, condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale, per sviluppare un contesto urbano che sia salutogenico e non patogeno».

Enzo Bianco, presidente del consiglio nazionale dell’Anci e di C14+ illustra la strategia delle amministrazioni: «I Comuni sono chiamati ad attrezzarsi per far fronte a nuove esigenze e richieste di aiuto da parte dei cittadini. Dovranno dotarsi, per questo, di strumenti adeguati al nuovo contesto. La firma di un protocollo con l’Ordine degli psicologi risponde a questa esigenza sociale».

«Il mondo sta fortunatamente uscendo da una crisi globale legata alla pandemia che ha esacerbato disuguaglianze e vulnerabilità, ma è tuttora nel pieno di un’altra grave crisi, climatica. Solo coinvolgendo e integrando società civile, istituzioni, esperti di ogni aspetto accademico e scientifico è possibile portare concretamente un cambiamento che veda al centro delle politiche pubbliche la qualità di vita del singolo cittadino – spiega la senatrice Daniela Sbrollini, presidente dell’intergruppo parlamentare “Obesità e diabete” e vicepresidente della X Commissione del Senato.

Le conclusioni sono state esposte da David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi. «Per promuovere la qualità della vita e della salute nelle città è importante tener conto di un approccio di sistema nel quale la psiche è fondamentale. Ci sono evidenze che dimostrano il ruolo dei fattori psicologici nei comportamenti, nelle capacità adattive, di gestione dello stress, su quelle variabili che fanno la differenza nei livelli di salute. C’è dunque la necessità di considerare questi aspetti nelle strategie di prevenzione e assistenza, sia a livello individuale che collettivo. Le scelte relative alle politiche per le città, gli ambienti, spazi, infrastrutture, servizi, devono tener conto del ruolo della dimensione psicologica nella vita delle persone e della Comunità. Dobbiamo mettere al centro la logica della promozione: delle risorse adattive, delle competenze di vita, della resilienza. Non si può pensare a risposte solo riparative ma di prevenzione, e non c’è vera prevenzione senza una promozione delle risorse».

Al convegno di presentazione del protocollo, incentrato su “quale psicologia per il welfare” e svoltosi presso la Sala Presidenza dell’Anci a Roma) sono intervenuti, tra gli altri, Maria Antonietta Gulino di Cnop Toscana, Maria Donatella Fiaschi di Cnop Liguria, Filomena Maggino, ordinaria di Statistica sociale dell’Università La Sapienza di Roma, Bruna Zani, presidente Istituzione G.F. Minguzzi, Fortunata Procentese, presidente della Società italiana di psicologia di comunità, A. Claudio Bosio, professore onorario di Psicologia del lavoro e delle Organizzazioni dell’Università Cattolica di Milano, Chiara Crepaldi della Fondazione The Bridge, Elisabetta Camussi, presidente della Fondazione Adriano Ossicini. Ha moderato il giornalista del quotidiano Il TempoMario Benedetto.

Giampiero Castellotti