Professioni del futuro, su quali puntare

Giampiero Castellotti
03/06/2024
Tempo di lettura: 3 minuti
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Decision engineering, machine learning creative producer, conversational AI developer o ancora, cleanroom developer: questi sono solamente alcuni dei profili delle professioni del futuro individuati e tracciati da una recente ricerca realizzata da PHD Media, in collaborazione con la Singularity University.

Si parla nella maggior parte dei casi di ruoli già in parte presenti nelle aziende più innovative, che per il momento sono marginali e poco conosciuti, ma che diventeranno sempre più ricercati, importanti e noti nei prossimi anni.

Compito del cleanroom developer sarà per esempio quello di razionalizzare i dati aziendali, rendendoli prima di tutto comprensibili, e in secondo luogo utilizzabili dall’azienda stessa per creare nuovo valore.

Il conversational AI developer sarà chiamato a dare vita a dei processi di comunicazione tra pubblico e intelligenza artificiale, mentre i game ecommerce expert saranno incaricati di introdurre il commercio elettronico reale all’interno delle piattaforme di gioco online, così da dare il via a nuovi processi di acquisto.

E ancora, lo studio cita gli esperti in technology orchestration, ovvero professionisti IT specializzati nella connessione di attività diverse tra loro mediante CRM, per creare degli ecosistemi digitali connessi e sinergici.

Ma ci sono anche professioni del futuro che sorgeranno al di fuori del mondo IT: si pensi per esempio all’aumentare delle ricerche di sustainability manager e più in generale ai professionisti che lavoreranno nei campi della sostenibilità, o che avranno ruoli attinenti ai temi di diversity, equity & inclusion. Quel che risulta moto chiaro nell’indagine è che in futuro sarà sempre più importante il mix tra competenze tecnologiche di alto livello e skill di matrice umanistica.

E se le aziende di domani avranno bisogno di nuovi profili, ci si domanda sia se il mercato sarà pronto a presentare i talenti necessari, sia se le aziende saranno in grado di riconoscere le competenze più importanti.

A questo proposito Daniela Della Riva, chief strategy officer di PHD Italy, ha fatto su Il Sole 24 ore l’esempio del cleanroom developer, “una professione che è già una realtà, eppure solo un professionista su quattro è in grado di identificare questo tipo di skill, mentre da parte di chi seleziona il rapporto è uno su tre e confermare una capacità medio-bassa di riconoscere e utilizzare questo genere di competenze”.

Si capisce quindi che in futuro sarà ancora più importante, per la selezione del personale, rivolgersi a dei professionisti specializzati nel recruiting in determinate aree professionali.

“Da molto tempo nella nostra società abbiamo deciso di avvalerci solo di head hunter specializzati in specifici settori – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera.

Per un recruiter è infatti “impossibile conoscere tutte le competenze, tutti i linguaggi e tutte le necessità dei diversi settori, per offrire così sempre il migliore tra i processi di selezione possibili: per questo motivo chi ricerca personale qualificato dovrebbe sempre affidarsi a dei recruiter con una solida specializzazione in una determinata area, così da avere dei processi di recruiting più rapidi e soprattutto più efficaci, con la certezza di inserire nel team le figure più adatte – conclude Adami.

Giampiero Castellotti