Pmi battono le big corp in spesa per il welfare aziendale

Redazione
20/06/2024
Tempo di lettura: 7 minuti
Matteo Musa Ceo E Co Founder Di Fitprime0
Matteo Musa

Le Pmi? Sono più rapide nell’adottare piani di wellness e wellbeing, spendono in proporzione, per dipendente, cifre di gran lunga superiori alle grandi aziende e hanno un impatto sociale concreto sul benessere delle comunità in cui insistono. Si potrebbe dire che vogliono molto più bene alle loro persone rispetto alle big corp.

È la fotografia che emerge dall’ultima edizione del Welfare Index Pmi (promosso da Generali con SME EnterPRIZE e patrocinato dalla presidenza del Consiglio dei ministri): il numero complessivo di Pmi (ovvero quelle aziende con meno di 50 milioni di fatturato e meno di 250 dipendenti) che offrono strumenti di welfare ai propri dipendenti sta aumentando progressivamente, mentre le microimprese (meno di 2 milioni di euro di fatturato e meno di 10 dipendenti) hanno addirittura raddoppiato le proposte di welfare. 

Il Rapporto Welfare Index Pmi evidenzia come il welfare aziendale continua a crescere tra le Pmi: sono oltre il 68% quelle italiane che superano il livello base. Raddoppia inoltre il numero di Pmi con livello “molto alto” e “alto”, passando dal 10,3% del 2016 al 24,7% del 2022. E se la quota di imprese con livello elevato di welfare è massima (70,7% nel 2022 vs 64,1% nel 2017) tra quelle con oltre 250 addetti, è molto rilevante (66,8% vs 59,8% nel 2017) nelle Pmi tra 101 e 250 addetti. Ma raddoppiano anche le microimprese (da 6 a 9 addetti) con un livello elevato di welfare che passano dal 7,7% del 2017 al 15,1% del 2022.

L’incremento è dovuto in buona parte alla semplificazione delle normative e alle risorse pubbliche stanziate per la protezione sociale, incoraggiando le aziende, anche le più piccole, a impegnarsi a propria volta a sostegno delle famiglie.

Questo virtuosismo emerge anche dalle metriche di adozione delle politiche di wellbeing, misurate dall’Osservatorio “Wellbeing & Corporate” di Fitprime[1] che evidenzia come il tasso di adoption dei servizi dedicati al benessere dei lavoratori per le Pmi –– è del 45%; per le big corp sono necessari due anni per raggiungere il 16-17%. La spiegazione principale della maggior diffusione di strumenti evoluti di wellbeing nelle Pmi può certamente dipendere dalla comunicazione che caratterizza queste organizzazioni rispetto alle loro sorelle dimensionalmente maggiori.

Nelle piccole aziende i processi sono più snelli e friendly e gli eventi di presentazione del wellbeing non fanno eccezione; la comunicazione è molto più semplice e raggiunge immediatamente l’intera forza lavoro in quanto il management è molto più vicino alla base.

Ma non solo. Le Pmi spendono pro capite per il dipendente fino a 50 euro al mese per servizi di benessere psico-fisico, le grandi aziende non si spostano dai 2-3 euro. Una strategia che porta indubbi vantaggi all’impresa, ma che genera anche un impatto positivo su persone e comunità. 

Il welfare contribuisce all’aumento di produttività e fatturato: l’analisi campionaria contenuta sempre nel rapporto Welfare Index Pmi di Generali mostra che le imprese con un welfare più evoluto ottengono performance di produttività decisamente superiori alla media e crescono molto più velocemente nei risultati economici e nell’occupazione. Nel 2021 l’utile sul fatturato delle aziende con livello di welfare molto alto è stato doppio rispetto a quello delle aziende a livello base: 6,7% contro 3,7%.

Altrettanto grande è risultato il divario nel MOL (Margine Operativo Lordo) pro capite che misura la produttività per singolo addetto. Tra le imprese – con livello molto alto di welfare aziendale – l’indice di produttività MOL / fatturato è cresciuto da 9,4% nel 2019 a 11% nel 2021, rispetto a un incremento dello 0,2% tra le imprese ad un livello base di welfare. Anche gli indici di redditività seguono la stessa dinamica. 

Per la prima volta l’analisi dimostra che il welfare aziendale è anche un fattore di resilienza: le Pmi con un welfare più evoluto hanno tenuto meglio nella pandemia e dimostrato maggiore slancio nella ripresa. Le Pmi con welfare evoluto hanno, inoltre, un maggiore impatto sociale sui propri stakeholder: lavoratori e loro famiglie, fornitori, clienti e comunità. Inoltre, contribuiscono molto di più della media alla crescita dell’occupazione di donne e giovani.

Le imprese che concepiscono il welfare come leva strategica di sviluppo sostenibile sono raddoppiate, da 6,4% del 2016 a 14,1% del 2022. Ben l’87,5% di queste aziende genera un impatto sociale di livello elevato, contro una media generale del 38%. Per le PMI ad uno stadio iniziale di sviluppo del welfare aziendale tale percentuale si ferma al 6%.

Dal nostro osservatorio privilegiato, seguendo ormai centinaia di aziende in Italia, possiamo affermare che le Pmi sono in genere follower di aziende più grandi, del capo filiera che insiste nello stesso territorio e che opera nel medesimo settore industriale. È un wellbeing di prossimità, con la nascita di veri e proprio distretti più o meno coincidenti con quelli tradizionali legati a una particolare produzione. Il primo di questi distretti del wellness si è creato nella provincia di Belluno, un territorio che coincide con il distretto dell’occhialeria. E’ qui che sta nascendo la prima wellness valley. Il benessere aziendale, infatti, può avere un effetto positivo più ampio, migliorando la qualità della vita nella regione e portando a un aumento della produttività e della redditività aziendale. Belluno è una provincia che conta 200mila residenti e 70mila lavoratori.

La capo filiera della wellness valley veneta è ovviamente Luxottica, la big company degli occhiali, che dal 2022 offre ai suoi dipendenti i servizi di Welfare & Wellbeing di Fitprime. A imitare la capo filiera sull’offerta welfare per i dipendenti sono già arrivati MarchonVisottica e altre realtà locali. Complessivamente ad oggi degli 8mila lavoratori che impiegano le aziende affiliate, Fitprime ne raggiunge il 25%, e un dipendente ogni quattro acquista un servizio al mese sulla piattaforma. Gli utenti attivi ad oggi sono 2000, ma il potenziale è ancora enorme.

Sempre dall’Osservatorio “Wellbeing & Corporate” di Fitprime risulta che nei 12 mesi compresi tra maggio 2022 e maggio 2023, su 700.000 ingressi in palestra monitorati da Fitprime Places (accesso a 3.500 centri presenti sul territorio italiano), dopo Roma e Milano le province più attive sono state proprio Belluno e poi a seguire Torino e Napoli.  I Bellunesi sono infatti più attivi della media, fino al 30%. Se un dipendente medio che usufruisce dei servizi Fitprime si allena 5,8 volte al mese, a Belluno lo fa 7,3 al mese. Con un impatto misurabile sulla comunità. 

Le PMI italiane stanno chiaramente dimostrando che il benessere dei dipendenti è una leva strategica essenziale, non solo per il successo economico, ma anche per il benessere sociale delle comunità. Con un’adozione più rapida e generosa dei programmi di welfare rispetto alle grandi aziende, le PMI contribuiscono significativamente alla crescita sostenibile e al rafforzamento della resilienza comunitaria, stabilendo nuovi standard di cura e supporto nei luoghi di lavoro. Abbiamo visto che questo approccio non solo eleva la produttività e la redditività, ma rinnova anche il tessuto sociale del territorio, rendendo le PMI pionieri di un cambiamento culturale profondo e duraturo. 

[1] Fonte: Rapporto Welfare Index Pmi promosso da Generali con SME EnterPRIZE e patrocinato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri
[2] Fonte: Osservatorio dall’Osservatorio “Wellbeing & Corporate” di Fitprime è nato per misurare il benessere – sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale – dei lavoratori cui vengono offerti programmi di wellbeing che possono includere, oltre ad abbonamenti agevolati a palestre e centri sportivi, anche sedute con nutrizionisti o con psicoterapeuti. Il campione alla base dell’Osservatorio – è composto dai dipendenti di oltre 100 aziende di piccole, medie e grandi dimensioni.[3] Fonte: Osservatorio dall’Osservatorio “Wellbeing & Corporate” di Fitprime.

(di Matteo Musa, CEO e Co-Funder di Fitprime)

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