Mondo dell’occupazione: le tendenze nel 2022

Giampiero Castellotti
09/03/2022

La pandemia di Covid-19 ha modificato in maniera significativa anche il mondo del lavoro, accelerando quei cambiamenti già previsti nel lungo periodo. Da un lato, l’adozione di nuove tecnologie e un maggiore focus sull’innovazione hanno portato ad una maggiore richiesta di nuove competenze da parte delle imprese per affrontare tutte quelle sfide imposte dalla nuova normalità. Dall’altro, gli effetti della pandemia hanno spinto molte persone a rivalutare le proprie priorità, attribuendo sempre più valore al benessere, all’equilibrio tra lavoro e vita privata e alla condivisione di valori con la propria azienda sulle principali istanze sociali, dall’inclusione alla lotta al cambiamento climatico.

Si tratta di tematiche che ManpowerGroup monitora da sempre, anche attraverso studi e report che produce con una certa continuità.

Afferma Stefano Scabbio, Southern Europe President, ManpowerGroup: “Stiamo assistendo a quella che possiamo definire la ‘Great Realization’ un fenomeno che conferma la tendenza di molte persone a rivalutare le proprie priorità, attribuendo sempre più valore all’equilibrio tra lavoro e vita privata, all’inclusione e ai valori condivisi con il proprio datore di lavoro. L’attenzione a questo aspetto farà la differenza nell’attrarre e trattenere i migliori talenti e questo implica un cambiamento nelle risposte che le imprese dovranno dare a bisogni e priorità imposti dalla nuova quotidianità”.

Ed è proprio la centralità guadagnata dai desideri delle persone ad emergere dal report di ManpowerGroup “The Great Realization” in cui vengono analizzati i trend che plasmeranno il futuro del lavoro in Italia.

Così se il 49 per cento dei lavoratori sarebbe disposto a cambiare azienda per ottenere un maggiore benessere, a rivestire sempre più valore sono fattori come la flessibilità: poter scegliere l’orario di inizio e di fine giornata, ad esempio, viene indicato dal 51 per cento delle persone, mentre il 39 per cento sceglierebbe di avere più giorni di ferie per prevenire il bornout, quattro lavoratori su dieci invece vorrebbero decidere quando lavorare da remoto e cambiare i giorni ogni settimana per conciliare al meglio vita privata e lavoro.

L’Italia, inoltre, è il Paese che registra la percentuale più alta di coloro che credono che il lavoro svolto sia importante e desiderano che il proprio contributo sia riconosciuto dalla propria azienda (77 per cento), a cui si aggiunge un sempre più forte desiderio di sviluppare le proprie competenze e mantenerle aggiornate (81 per cento) e apprendere nuove skill (74 per cento).

Due dipendenti su tre, invece, desiderano lavorare per aziende di cui condividono i valori, che agiscono a sostegno delle comunità in cui operano e che si fanno portavoce di tematiche come la diversity, l’inclusività e l’uguaglianza.

A delineare il mercato del lavoro nel 2022 in Italia non sarà solamente l’affermarsi di un “nuovo lavoratore” i cui bisogni, aspettative e priorità sono cambiati radicalmente ma anche le strategie che le aziende saranno in grado di mettere in campo per attrarre e trattenere i lavoratori più competenti.                                                            

Si stima, infatti, che l’85 per cento dei datori di lavoro italiani non riesca a trovare figure con le competenze di cui ha bisogno. Questo è particolarmente sentito nel mondo tech, dove una organizzazione su cinque a livello globale fatica nel trovare talenti (ad es. IT project manager, software developer, analisti per la cyber security e specialisti in ambito IA). Diventa, pertanto, fondamentale per un datore di lavoro individuare le leve principali per fidelizzare le proprie risorse e coinvolgere i migliori talenti: oltre il 30 per cento delle aziende prevede di aumentare gli stipendi, un datore di lavoro su cinque invece prevede di offrire maggiori benefit, dagli orari flessibili ai congedi parentali e per i caregiver, dai piani di formazione al tutoring.

La rilevanza sociale di temi quali diversity, uguaglianza, inclusione, appartenenza, ma anche sostenibilità e responsabilità sociale e ambientale, sta inoltre spingendo le aziende ad accrescere il proprio impegno in questi ambiti, considerati ormai funzionali a costruire un ambiente di lavoro virtuoso in cui attrarre e mantenere i talenti, grazie a un universo valoriale condiviso. Basti pensare che oltre il 30 per cento delle imprese ha già implementato programmi di formazione su diversità e inclusione, mentre uno su cinque prevede di lanciarli entro i prossimi sei mesi. Inoltre, due organizzazioni su tre indicano i fattori ESG come un proprio focus fondamentale, e sei aziende su dieci legano gli obiettivi ESG al proprio fine ultimo.

I trend in atto, dunque, stanno spingendo le aziende in una corsa al cambiamento per essere in grado di accogliere i talenti necessari. A risultare più attrattive, quindi, saranno quelle aziende che sapranno coniugare flessibilità e attenzione alla crescita delle proprie risorse, con un impatto positivo sull’intera società.

Giampiero Castellotti