L’arte sartoriale italiana, tra passato, presente e futuro

Nataliya Bolboka
01/09/2022
Sebastiano Di Rienzo

L’arte sartoriale italiana, tra le più famose al mondo vanta una lunga tradizione, ed è tra quelle produzioni artigiane che hanno reso il Made in Italy tanto celebre ed apprezzato all’estero.

Il termine sarto, deriva dal latino “sartor”, ovvero rappezzare, mestiere che inizialmente consisteva appunto nel rattopparre gli abiti. Con il tempo però il lavoro sartoriale si evolve, andando ben oltre il semplice restauro.

Commissionare un abito diventa sinonimo di agiatezza, mentre le botteghe dei sarti si trasformano in veri e propri salotti e punto di ritrovo per i nobili dell’alta società.

Inizialmente le mode prevalenti sono quelli europee, in particolare quella inglese per gli abiti maschili e francese per quelli femminili. È solo negli anni Cinquanta e Sessanta, con nomi di grandi stilisti come Ottavio Missoni, Krizia, Giorgio Armani e Valentino, che nasce la moda italiana, divenendo punto di riferimento per tutto il mondo. Mentre Milano si affianca a Parigi e New York come capitale della moda.

La sartoria italiana acquista allora fama internazionale e i suoi artigiani vengono apprezzati in tutto il mondo.

L’Università dei Sartori, antenata dell’Accademia

Ma come menzionato all’inizio, la storia della sartoria italiana risale a molto tempo prima, e in particolare alla fondazione della Corporazione dei Sartori durante il Medioevo.

Nel 1575, poi, Papa Gregorio XIII fonda l’antica Università dei Sartori nell’attuale sede della chiesa di San Omobono, che viene data come sede sociale e religiosa, alla Corporazione per atti dei notari Pichinosi e Marchesi.

È così che il 5 gennaio del 1575, con un pagamento annuo di 20 scudi e 20 libbre di ceralavorata, l’Università inizia le sue attività.

Nel 1801, però, Pio VII decide lo scioglimento di tutte le corporazioni, compresa quella dei Sartori e l’Università viene chiusa. Ciononostante, la Chiesa di S. Omobono rimane un importante luogo di culto per questa categoria, tanto che è proprio la Congregazione dei Sartori a finanziare il restauro della chiesa nel 1877 e ancora oggi è un luogo di culto per i maestri sartori.

La chiesa viene restituita ai sarti durante il periodo fascista, nel 1938, e una decina di anni più tardi, il famoso maestro sartore Amilcare Minnucci decide di riprendere la tradizione dell’Università.

Nel 1947 viene quindi fondata l’attuale Accademia Nazionale dei Sartori, quest’anno giunta  al suo 75° anniversario, la cui sede viene spostata nel 1948 in piazza San Silvestro. Ulteriori spostamenti avvengono prima nel 1960, con il trasferimento in via Due Macelli e, sette anni più tardi, in Largo dei Lombardi. Nel 2013 la sede viene spostata in via Boncompagni, mentre ad oggi si trova in via Francesco Crispi 115.

L’Accademia Nazionale dei Sartori oggi

Ponte tra un passato di tradizione e un futuro di innovazione, l’Accademia si pone lo scopo di formare i professionisti del futuro attraverso una scuola di formazione, dove maestri di fama internazionale trasmettono i segreti del mestiere ai giovani ragazzi e il cosiddetto “saper fare”.

Tra questi ci sono allievi che provengono da famiglie di sarti da generazioni, ma anche giovani che hanno sviluppato questa passione nel corso del tempo e decidono così di farne un lavoro. Molti italiani, ma anche stranieri, studenti provenienti dal Brasile, dal Messico, dalla Francia che vengono qui per imparare dai grandi sartori.

Oltre ai percorsi di formazione della scuola triennale di cucito e quella trimestrale di modellistica, entrambe divise in moda maschile e femminile, l’Accademia offre corsi di aggiornamento e perfezionamento ai sarti che desiderano ampliare le proprie competenze. Questi corsi possono essere seguiti anche in maniera individuale attraverso percorsi pensati per le esigenze specifiche.

D’altronde essere un esperto in materia non significa necessariamente saper trasmettere quest’arte, il ché costituisce probabilmente uno dei maggiori problemi per tutti i mestieri artigiani esistenti nel nostro paese e rende ancor più prezioso il lavoro dell’Accademia e della sua scuola.

Oltre alla formazione, l’Accademia organizza eventi che valorizzano l’attività artigianale e la scuola sartoriale italiana, una delle più antiche e rinomate a livello mondiale. Come ricorda Daniele Piscioneri, vicepresidente dell’Accademia, per molto tempo l’Italia ha fondato le sue fortune sull’artigianato, che oggi deve essere promosso e valorizzato più che mai, fornendo ai giovani che si avvicinano, o per meglio dire si riavvicinano a queste pratiche, tutti gli strumenti necessari per poterlo fare.

Ad oggi, sono oltre 110 le sartorie iscritte e ogni anno sono sempre di più i giovani sarti che si associano.

Se infatti sempre più spesso si parla delle famose attività artigianali italiane come in crisi, la sartoria resiste, anche grazie ai numerosi committenti esteri. Come afferma Sebastiano di Rienzo, direttore della Scuola e segretario dell’Accademia Nazionale dei Sartori, questo lavoro è talmente apprezzato che i giovani allievi trovano lavoro ancor prima di finire l’Accademia.

Insomma, se l’arte sartoriale italiana vanta una lunga tradizione, il suo futuro si prospetta altrettanto roseo.

Nataliya Bolboka