Il contributo della sanità alla “rivoluzione verde”

Giampiero Castellotti
16/03/2022

Il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel capitolo dedicato alla sanità pone la digitalizzazione e l’innovazione al primo posto per entità di finanziamenti. Oltre 2,6 miliardi di euro, sui circa venti totali tra Pnrr, React Eu e Piano complementare, sono destinati alla sostituzione di almeno 3.100 grandi apparecchiature sanitarie quali acceleratori, angiografi e sistemi polifunzionali per radiologia digitale diretta per esami di pronto soccorso, ecotomografi cardiologici e ginecologici e Tac. Un ammodernamento tecnologico finalizzato non solo ad una migliore efficienza in termini di risultato, ma anche a contribuire a quella transizione energetica ed ecologica che costituisce il caposaldo per la salvaguardia ambientale.

Altri due miliardi sono destinati direttamente alla sicurezza e alla sanità ospedaliera.

Anche altri investimenti, quelli che puntano a sviluppare l’assistenza di prossimità andando a finanziare, ad esempio, la realizzazione di 1.350 case di comunità (due miliardi), luoghi di coordinamento di tutti i servizi sanitari offerti, e di 400 ospedali di comunità (un miliardo), rivolti ai pazienti che necessitano di cure a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata, o quelli per la casa quale primo luogo di cura, rientranti nella cosiddetta “assistenza territoriale” (204,5 milioni) debbono tenere in considerazione l’ecoarchitettura nell’edificazione e l’abbattimento delle spese energetiche e di trasporto attraverso la teleassistenza.

Oltre alla digitalizzazione dei servizi sanitari, che assicura meno spostamenti fisici e un minor consumo di carta, un fenomeno analogo che sta contribuendo alla “rivoluzione verde” legata alle nuove tecnologie è il commercio elettronico di prodotti farmaceutici e per la salute. Una ricerca effettuata nel periodo della pandemia da Netcomm e condotta grazie al supporto di Aboca, Angelini, Nestlé, New Line Ricerche di Mercato, QBerg e Rif Raf ha dimostrato come il lockdown abbia spinto anche gli acquisti on-line del settore Health&Pharma, determinando una crescita dell’87 per cento dal 2019 al 2020 del mercato digitale che oggi, secondo stime, avrebbe oltrepassato i due miliardi di euro di valore, raddoppiando rispetto a due anni fa. Una tendenza irrefrenabile che sta spingendo molte farmacie ad attivare, oltre agli acquisti attraverso un punto vendita fisico, anche servizi di commercio elettronico con consegna a domicilio o attraverso box esterni. Se il principale inibitore all’acquisto online è legato al fatto che i consumatori preferiscono confrontarsi e farsi consigliare di persona da un professionista del settore, questo aspetto può essere comunque garantito e armonizzato attraverso le nuove tecnologie.

Quasi metà degli acquisti riguardano tre categorie: integratori, potenziatori per lo sport e vitamine, prodotti di ottica, creme e le pomate per la pelle e i muscoli.

Spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm: “I prodotti farmaceutici e della salute stanno assumendo un peso sempre più rilevante nel paniere dei consumi digitali. L’importanza dei canali digitali in ogni aspetto della filiera è evidente non solo agli esperti, ma anche a tutti i cittadini. La sanità, il sistema farmaceutico e i consumatori possono trarre indubbio beneficio dai nuovi servizi, dai nuovi canali e dalle nuove tecnologie digitali”. Ma anche l’ambiente.

Secondo quanto emerge dal Forum Sistema Salute, che si svolge a Firenze, la “rivoluzione verde” degli ospedali, oltre ai benefici per l’ambiente, potrebbe valere 15 miliardi di investimenti a carico dei privati e almeno un miliardo di risparmio per la pubblica amministrazione. Convertire gli ospedali italiani ad energie rinnovabili è un leva potente per attivare investimenti privati e aprire cantieri in tutta Italia, garantire un forte impatto positivo sull’ambiente e offrire ai cittadini luoghi di cura puliti.

C’è uno strumento normativo a disposizione del cambiamento: è il decreto legislativo 102 del 2014 che obbliga al miglioramento dell’efficienza energetica negli immobili di proprietà pubblica. Tale decreto prevede che per raggiungere questo obiettivo si può far ricorso ai “contratti di rendimento energetico” (Energy Performance Contract, o E.P.C) in base ai quali il privato si fa interamente carico dell’investimento necessario per convertire l’alimentazione degli edifici pubblici ad energie rinnovabili, in cambio del pagamento di un canone decennale.

Secondo le stime di Agenas, prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dell’impennata dei costi delle materie prime, il sistema sanitario pubblico spendeva ogni anno circa sei miliardi di euro per elettricità, riscaldamento e manutenzione degli impianti energetici.

Secondo quanto ha calcolato l’Unità sanitaria locale Toscana Nord Ovest, la conversione energetica di 21 edifici, ospedali compresi, garantisce un risparmio di Co2 equivalente a 35mila nuovi alberi piantati.

Per la “rivoluzione verde” in sanità, il ruolo centrale resta comunque in capo alla sensibilità individuale del personale: medici, infermieri e professionisti sanitari possono fare la differenza.

Giampiero Castellotti