Elezioni, in Europa torsione a destra

Giampiero Castellotti
10/06/2024
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Vittoria netta per Fratelli d’Italia e in particolare per Giorgia Meloni, che ha raccolto due milioni e 300mila preferenze personali ed ha fatto crescere il partito di quasi tre punti percentuali rispetto a quelli ottenuti alle politiche del 2022 (dal 26 a quasi il 29%) in una fase storica, segnata in particolare dall’inflazione, che invece nel resto d’Europa ha penalizzato fortemente le forze di governo.

La leader romana è stata efficace a personalizzare la prova elettorale candidandosi in prima persona, ma anche a ritagliarsi un ruolo “prudente” nelle sfide internazionali, a differenza, ad esempio, delle posizioni “guerrafondaie” di Emmanuel Macron (costretto ad indire nuove elezioni parlamentari a fronte del disastro elettorale del suo partito).

Bene, comunque, tutta la coalizione dell’esecutivo di casa nostra: Forza Italia sfiora il 10%, due punti in più rispetto alle politiche, un punto se si considera l’apporto di Noi Moderati. Anche la Lega incrementa dello 0,2% rispetto alle politiche, passando da 8,9 a 9,1%.

Sul fronte dell’opposizione, sorride il Pd di Elly Schlein (al 24% rispetto al 19,1% delle politiche) e Alleanza Verdi Sinistra al 6,7% sulla spinta di Ilaria Salis, Mimmo Lucano e Leoluca Orlando. Male il M5S che perde ben cinque punti e mezzo (dal 15,6 al 10%). Fuori dai giochi Azione di Calenda e Stati Uniti d’Europa di Renzi-Bonino, entrambi sotto al 4% necessario per sbarcare a Bruxelles.

Si rafforza quindi in Italia il quadro bipolare, nonostante il sistema del voto europeo sia proporzionale: il centrodestra è sempre più forte (quasi il 50% dell’elettorato) e la sinistra più sinistra. Sono le due donne della politica, Giorgia Meloni ed Elly Schlein a consolidare le rispettive leadership nella maggioranza e nell’opposizione.

La destra italiana ha, in un certo senso, sdoganato anche le destre “muscolose” di Paesi a noi vicini: in Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen, primo partito, ha conquistato ben 30 seggi in Europa, 12 in più rispetto alle scorse europee, rispetto ai 13 di Macron; in Germania sono crollati i tre partiti di sinistra della coalizione che sostiene il cancelliere Olaf Scholz a vantaggio dei Cristiano Democratici (29 seggi) e dell’estrema destra di Afd (15 seggi), che ha addirittura scavalcato i socialdemocratici (14 seggi); in Austria l’ultradestra di Fpo è diventata il primo partito con il 25,7% dei voti.

L’affermazione dei popolari e dell’ultradestra prefigura un nuovo scenario internazionale in cui la sfida non sarà soltanto tra destre e sinistre, ma in particolare tra i due modelli di destra, quello moderato ed europeista e l’altro nazionalista e sovranista. In Italia i due modelli riescono a convivere, in Europa probabilmente non sarà così.

Tuttavia la coalizione che ha governato l’Europa in questi ultimi cinque anni non subirà grandi scossoni: con probabili 403 seggi su 705 ha i numeri per continuare a restare in sella. I seggi persi dai liberali sono più o meno compensati da quelli conquistati dai popolari, mentre il crollo socialista nell’Europa centromeridionale è attenuato dai buoni risultati che la sinistra ha ottenuto nel Nord Europa governo per lo più da forze di centrodestra.

Probabilmente, insomma, cambierà poco nei Palazzi di Bruxelles. Con la consapevolezza, però, di avere un’opposizione in cui le ultradestre saranno più forti ed esigenti.

Giampiero Castellotti