E-mobility, Italia fanalino di coda

Giampiero Castellotti
10/06/2024
Tempo di lettura: 3 minuti
Auto Elettriche

Tra le grandi economie europee, l’Italia è fanalino di coda per l’e-mobility: i pochi investimenti sin qui annunciati, che dovrebbero interessare il nostro Paese, potrebbero peraltro essere a rischio, in base alle ultime dichiarazioni di ACC (la joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies) sui rallentamenti che riguarderanno il progetto della gigafactory di Termoli

Sono questi i dati principali che emergono da un nuovo rapporto, di Transport & Environment (T&E), l’organizzazione ambientalista indipendente europea. 

Lo studio T&E Transport & Environment  ha realizzato una mappatura del flusso dei capitali analizzando tutti gli annunci pubblici di investimento, tra il 2021 e il 2023, delle 19 principali case automobilistiche, a livello globale (includendo produttori europei, americani, cinesi, giapponesi, sudcoreani), in produzione di veicoli elettrici, batterie, infrastrutture di ricarica.

La debolezza degli obiettivi di elettrificazione dell’Unione europea, negli anni 2020, e l’attrazione esercitata dalle politiche di sussidio statunitensi (l’IRA), infatti, hanno fatto sì che l’Europa si assicurasse poco più di un quarto (26%) degli investimenti globali nell’e-mobility annunciati tra il 2021 e il 2023. Più di un terzo (37%) è stato destinato a Stati Uniti, Canada e Messico, nonostante il Nord America sia una regione con volumi di produzione minori rispetto a quelli europei. 

T&E invita l’Europa a contrastare questa tendenza ponendo fine all’incertezza sull’obiettivo di emissioni zero per le autovetture fissato per il 2035, e adottando una forte politica industriale per costruire la sua catena di approvvigionamento per la mobilità elettrica.

Gli investimenti in Ue

L’anno scorso, all’Europa, per lo sviluppo dell’industria e delle infrastrutture per la mobilità elettrica, i player dell’automotive globale hanno destinato 42 miliardi di euro di investimenti, rispetto ai nove miliardi di euro della Cina (dove però il grado di sviluppo di questa industria è già ben maggiore) e ai 58 miliardi di euro del Nord America.

Il tasso di crescita degli investimenti in Europa, nel 2023, è diminuito rispetto al 2022; ciò è probabilmente dovuto al fatto che le case automobilistiche non hanno target di riduzione delle emissioni, per quattro anni, dopo il 2025.

I maggiori beneficiari del flusso di investimenti in Europa, tra il 2021 e il 2023, sono stati il Regno Unito (26 miliardi di euro), la Germania (13 miliardi di euro) e la Spagna (10 miliardi di euro). 

L’Italia, un importante polo produttivo per Stellantis, è riuscita ad attrarre solo 1,3 miliardi di euroL’assenza di target di riduzione in Unione europea. 

Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, dichiara: “La normativa ha sempre guidato e sostenuto gli investimenti nella mobilità pulita. Ora l’Europa sta rimanendo indietro a causa di un’assenza di target di riduzione delle emissioni di CO2, per quattro anni, tra il 2025 e il 2030. Per ribaltare questa situazione, e garantire crescita industriale e posti di lavoro, il primo passo è quello di porre fine a ogni incertezza sull’obiettivo dell’UE di auto a emissioni zero per il 2035”.

Secondo il rapporto di T&E, l’Europa è attualmente una destinazione molto meno attraente, per le case auto extraeuropee, rispetto al Nord America. Nei paesi oltre l’Atlantico, quasi due terzi (65%) degli investimenti in veicoli elettrici, tra il 2021 e il 2023, provengono da industrie straniere, attratte soprattutto dalle sovvenzioni previste dall’Inflation Reduction Act.

L’Europa vive una situazione sostanzialmente opposta: l’80% dei finanziamenti destinati all’elettrificazione del trasporto su strada viene dall’automotive europeo.

Emblematico il caso di Stellantis, la seconda casa automobilistica europea, che ha diretto il 74% dei suoi investimenti Nord America e ha impegnato solo il 10% nella propria regione. I pochi investimenti pianificati per l’Italia riguardano peraltro la gigafactory che ACC, di cui Stellantis detiene il 45%, dovrebbe realizzare a Termoli; e sul cui sviluppo si sono addensate, negli ultimi giorni, importanti incognite

Giampiero Castellotti