Cosa aspettarsi dopo il taglio dei tassi della Bce

Redazione
14/06/2024
Tempo di lettura: 6 minuti
Roberto Gusmerini
Roberto Gusmerini

Il mese di maggio è stato relativamente più tranquillo rispetto ai mesi precedenti, con conseguenti livelli di volatilità più contenuti.

Ancora una volta, come negli ultimi mesi, i dati sull’inflazione e il loro impatto sulle aspettative dei tassi di interesse sono stati i principali fattori catalizzatori dei movimenti del mercato valutario. Dall’inizio dell’anno, gli investitori hanno attenuato le loro aspettative sui tagli dei tassi nelle principali economie, in particolare negli Stati Uniti, dove questi ultimi sono destinati a rimanere elevati più a lungo del previsto. Lo stallo della disinflazione nella più grande economia mondiale ha portato i mercati a prevedere un solo taglio dei tassi da parte della Fed quest’anno. Si era ipotizzata la possibilità di ulteriori rialzi nel corso dell’anno, anche se il presidente della Fed Jerome Powell ha smorzato tale ipotesi con grande enfasi durante l’ultima riunione del FOMC a maggio.

I report sull’inflazione CPI e PCE pubblicati il mese scorso hanno portato buone notizie per la Federal Reserve. Sebbene le pressioni inflazionistiche siano ancora elevate, non si sono verificate ulteriori sorprese al rialzo. D’altra parte, l’economia statunitense sembrava mostrare lievi segni di stanchezza dopo la forte performance del 2023. La crescita annualizzata del PIL è scesa all’1,3% nel primo trimestre e anche il mercato del lavoro sembrava essersi stabilizzato.

Il mese scorso il dollaro Usa si è quindi deprezzato nei confronti della maggior parte dei suoi principali concorrenti, con l’US Dollar Index che ha toccato il livello più basso degli ultimi due mesi. La scorsa settimana l’euro era  tornato a scambiare intorno al livello di 1,09, la sua posizione più forte da marzo. Attribuiamo questo rimbalzo sia al miglioramento dei dati economici del blocco, sia alla sorpresa positiva del rapporto sull’IPC di maggio, che assicura che la Banca eentrale europea probabilmente procederà a un ritmo di allentamento più lento di quello previsto qualche mese fa. 

A maggio la sterlina ha registrato la migliore performance mensile dell’anno (+2% rispetto al dollaro). La notizia più importante di maggio in Gran Bretagna è stata senza dubbio la convocazione a sorpresa delle elezioni generali del 4 luglio da parte del primo ministro Sunak. Allo stato attuale, il partito laburista di Keir Starmer sembra destinato a ottenere una comoda maggioranza alla Camera dei Comuni. A differenza del 2019, gli investitori sembrano considerare una maggioranza laburista come il risultato più favorevole al mercato, sia a causa dei danni persistenti causati dal breve governo di Liz Truss sia grazie alla svolta centrista del partito sotto la guida di  Keir Starmer.

Lo yen, il peggiore performer di quest’anno, è stato ancora una volta il meno performante del G10 il mese scorso, nonostante l’intervento sul mercato valutario da parte delle autorità giapponesi e una svolta hawkish  nelle comunicazioni della Bank of Japan. Altrove, sono state le valute scandinave a sovraperformare. La corona norvegese è aumentata di quasi il 6% rispetto al dollaro, in risposta all’atteggiamento restrittivo della Norges Bank. Anche la valuta svedese ha registrato guadagni superiori al 4,5%, che consideriamo una correzione dopo un periodo di sottovalutazione. 

Per quanto riguarda le valute dei mercati emergenti, il peso cileno è stato ancora una volta la valuta più performante del mese scorso. Dopo essere stata una delle valute dei mercati emergenti con le peggiori performance all’inizio dell’anno, il recupero del peso da aprile ha spinto USD/CLP sotto il livello di 890. La posizione meno dovish adottata dalla Banca Centrale del Cile ha sostenuto la valuta cilena, così come l’aumento del prezzo del rame. Per contro, il rea brasiliano è stato una delle valute dei mercati emergenti che ha registrato la performance peggiore lo scorso mese, con un deprezzamento di circa l’1% rispetto al dollaro.

Sul fronte della politica monetaria, la Riksbank ha dato il via al suo ciclo di allentamento a maggio, tagliando i tassi di 25 punti base. Le altre banche centrali del G10 che si sono riunite il mese scorso hanno mantenuto i tassi invariati, come previsto, nonostante i toni hawkish adottati dalla Norges Bank, dalla Reserve Bank of Australia e dalla Reserve Bank of New Zealand. La Banca d’Inghilterra, invece, ha fatto un ulteriore passo avanti in direzione dovish, con il governatore Bailey che ha dichiarato che è probabile un taglio nei prossimi trimestri e che i tassi potrebbero scendere più di quanto i mercati si aspettino.

Cosa possiamo aspettarci dai mercati questo mese?

Gli sviluppi più interessanti per i mercati questo mese rimarranno probabilmente le prossime decisioni delle banche centrali. Dopo i  tagli di 25 punti base della scorsa settimana da parte della Bank of Canada e della BCE,  prevediamo che le restanti banche centrali del G10 manterranno i tassi invariati questo mese e che la maggior parte di esse indicherà ai mercati che non sono previsti tagli nell’immediato. 

I prossimi aggiornamenti sull’inflazione continuano ad essere molto rilevanti. Nonostante il continuo calo dei tassi di inflazione, sembra che i processi disinflazionistici stiano perdendo vigore. Anche i tassi core rimangono per lo più al di sopra degli obiettivi e la fase finale  della lotta all’inflazione sarà probabilmente molto difficile. Ciò è stato particolarmente evidente negli Stati Uniti, dove la tendenza al ribasso dei prezzi al consumo si è arrestata. Nell’Eurozona si notano i primi segnali di un andamento simile, in particolare nell’indice core, che ad aprile è risalito al 2,9%. Questo, dopo il taglio della scorsa settimana, potrebbe far propendere per un ritmo più lento dei tagli futuri.

Anche i dati sull’attività e le prospettive di crescita sono di grande importanza per i mercati e le banche centrali. Le prospettive di crescita sono migliorate negli ultimi mesi nella maggior parte dei casi, anche se rimangono relativamente fragili a causa delle persistenti pressioni inflazionistiche e degli effetti della stretta monetaria. Detto questo, le economie stanno resistendo meglio di quanto si pensasse e sembra che il peggio sia ormai alle spalle. A questo proposito, i PMI di S&P sull’attività delle imprese sono particolarmente importanti. Nelle economie del G3, i PMI compositi sono rimasti in territorio espansivo a maggio, grazie soprattutto alla forte performance del settore dei servizi. 

La solidità dell’economia Usa è stata confermata la scorsa settimana da un sorprendente dato sui Non Farm Payroll, che ha di nuovo ridotto le aspettative di tagli dei tassi americani. EUR/USD è quindi tornato sotto 1.08, aiutato anche da una leggera avversione al rischio innescata dall’esito delle elezioni europee.

(A cura di Roberto Gusmerini, Head of Dealing Ebury Italia)

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