COMMENTI / L’emergenza annunciata

Redazione
21/06/2022

“Piove, governo ladro”, recita un antico detto. Evidentemente abbiamo il più onesto dei governi dal momento che la pioggia è ormai un lontano ricordo in gran parte del nostro Paese. Uno Stivale oggi “lessato” da temperature record. E non è solo.

Le Regioni stanno definendo ordinanze per razionare l’acqua. Ma forse, anziché chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi, rimanendo nell’ambito della saggezza contadina, sarebbe stato opportuno mettere in campo interventi preventivi e non da piena emergenza.

I cambiamenti climatici, frutto anche di sistemi economici sempre più incontrollabili, sono stati persino negati fino a non molto tempo fa. L’iperproduzione, il “capitalismo senza anima” non può fermarsi. Ma rischia, con queste logiche, di andare presto a sbattere. Poco o nulla è stato fatto sul fronte del consumo razionale delle risorse, dall’acqua all’energia. C’è voluta una guerra nel cuore dell’Europa per renderci conto dei ritardi nella transizione energetica verso le rinnovabili, che assicurerebbero ad ogni Paese l’indipendenza delle fonti senza ricorrere ad altre nazioni, spesso non proprio esempi di democrazia. Invece si torna a parlare di carbone, ma “in via emergenziale”, tanto per indorare la pillola. Ma i problemi dell’inquinamento, anche temporaneamente, sarebbero di certo aggravati, con le conseguenze primarie non solo sulla salute delle persone, ma anche sui cambiamenti climatici. Insomma, il classico cane che si morde la coda.

Si procede, al solito, per tentativi e per interventi temporanei volti a tamponare ogni emergenza, ogni “allarme rosso”. L’eterna saga del provvisorio, costruita scientificamente su interventi transitori e mai strutturali. Forse perché le emergenze, a pensar male, garantiscono finanziamenti diluiti nel tempo, mentre i problemi risolti non assicurano interventi futuri.

Fatto sta che anziché risistemare la rete idrica si procederà con le solite autobotti. Che ci si rende conto soltanto ora, con i fiumi prosciugati, che sarebbe stato utile realizzare nuovi invasi. E probabilmente su tale obiettivo saranno dirottati alcuni fondi del Pnrr. Di fatto le aziende agricole, che costituiscono una parte importante di ciò che resta del “made in Italy”, rischiano di perdere una parte cospicua del raccolto, con esiti infausti sia per l’export sia per le tasche dei consumatori.

Dalle Regioni arriverà quasi certamente la richiesta di ordinanze per prevenire lo spreco d’acqua. Significa razionamento. Ma gli sprechi dovrebbero essere tali anche in tempi ordinari.

Redazione