Cittadinanzattiva, rapporto sulla salute 2022

Clara Pedullà
10/05/2022

Cittadinanzattiva, organizzazione che promuove l’attivismo per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni e il sostegno alle persone in condizione di debolezza, ha presentato il “Rapporto civico sulla salute 2022. I diritti dei cittadini e il federalismo in sanità”, che sottolinea l’emergenza che moltissimi cittadini vivono quotidianamente e che costringe una persona su dieci ad abbandonare le cure.

Il Rapporto, presentato lo scorso 5 maggio, da una parte analizza le segnalazioni, più di 13mila, che nel corso del 2021 sono state inviate al PiT (Progetto integrato di Tutela), ovvero il servizio di tutela realizzato da Cittadinanzattiva, per i cittadini che hanno subìto disservizi negli ambiti della sanità, dei servizi pubblici e della giustizia; dall’altra, invece, esamina il federalismo sanitario con il fine di descrivere i servizi regionali sotto un punto di vista organizzativo e pratico, in termini di servizi e assistenza sanitaria.

Il periodo pandemico ha inferto un durissimo colpo alla sanità, che, per mancanza di risorse umane ed economiche, si è vista costretta a concentrarsi sull’emergenza sanitaria Covid-19. Le prestazioni che al tempo sono state messe in pausa e che hanno costretto le persone a rinunciare alle cure ordinarie e di prevenzione, però, non sono ancora state recuperate e il sistema sanitario fatica a riprendersi.

Ciò che emerge dal resoconto del Rapporto di Cittadinanzattiva, infatti, sono le liste d’attesa impensabili per le cure ordinarie, i ritardi nell’erogazione degli screening e dei vaccini e carenze nell’assistenza territoriale; questi sono i tre ambiti su cui si sono concentrate le 13.748 segnalazioni dei cittadini. Nello specifico, gli ambiti maggiormente segnalati sono stati: accesso alle prestazioni, prevenzione, assistenza territoriale, assistenza ospedaliera e mobilità sanitaria.

Durante l’emergenza, molte cure sono state sospese in quanto considerate “non essenziali”, ma la conseguenza è che ad oggi le liste d’attesa sono per molti inaccessibili e rappresentano 71,2% delle segnalazioni di difficoltà di accesso. Per gli esami diagnostici, per esempio, i tempi d’attesa massima variano da 90 giorni per una esofagogastroduodenoscopia e 720 giorni, quasi due anni, per una mammografia; lo stesso vale per molti altri esami diagnostici, visite specialistiche e, infine, per gli interventi chirurgici, che possono richiedere fino a 365 giorni d’attesa.

L’analisi svolta, inoltre, sottolinea le criticità relative ai percorsi di tutela attivati dalla Regione/Asl per arginare il fenomeno delle liste bloccate, che risultano attivi soltanto in Basilicata, nelle Marche, in Trentino-Alto Adige e in Umbria. In tutte le altre regioni o non è stata attivata alcuna misura o non sono disponibili dati in merito, a dimostrazione dell’urgenza di introdurre misure di maggiore trasparenza sul blocco delle liste d’attesa.

La segretaria generale di Cittadinanzattiva, Anna Lisa Mandorino, dichiara che “la pandemia ha evidenziato alcune priorità di intervento, prima fra tutte quella relativa alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, oggetto di riforma con il PNRR e di acceso dibattito. Tuttavia, occorrerà una lettura attenta dei contesti territoriali, individuando percorsi e non solo luoghi che favoriscano servizi più accessibili e prossimi ai cittadini, puntando molto sulla domiciliarità come luogo privilegiato delle cure, per avere maggiore attenzione alla qualità della vita”.

L’amara conclusione del Rapporto di Cittadinanzattiva, dunque, è che nel 2021, l’11% delle persone ha dichiarato di aver rinunciato a visite ed esami per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso ai servizi (Rapporto Bes Istat 2021).

È necessario, pertanto, che i cittadini vengano messi nella condizione di potersi controllare e curare, di poter eseguire esami di controllo e prevenzione efficaci e veloci, attraverso modelli organizzativi sanitari rinnovati e all’avanguardia, che permettano di migliorare la qualità della vita delle persone, anziché peggiorarla.

Proprio a partire dai dati sulle mancate cure e sulle attività di prevenzione, Cittadinanzattiva ha organizzato un evento sulla campagna “Torniamo a curarci”, in programma il prossimo 12 maggio all’Exposanità di Bologna. L’evento vuole porre l’accento sulla necessità di far ripartire in un’ottica di collaborazione e partecipazione il Servizio Sanitario Nazionale, ragionando quindi sulle attività da proporre per garantire un servizio adeguato alle necessità dei cittadini in termini di tempo, qualità e accesso.

Clara Pedullà