Casteldaccia, ancora morti sul lavoro

Giampiero Castellotti
08/05/2024
Tempo di lettura: 2 minuti
Sicurezza

Dopo il cantiere Esselunga a Firenze e la centrale idroelettrica di Bargi a Surviana, ancora una strage sul lavoro. Questa volta in Sicilia, in un condotto fognario a Casteldaccia, provincia di Palermo. Qui è subentrata un’umanissima componente: la solidarietà. Le vittime hanno provato a soccorrere un collega ferito. Sono morti in cinque per le esalazioni.

Ora si rinnovano i consumati rituali post-evento, dalle parole di circostanza agli scioperi. Mentre finiscono sempre in secondo piano due elementi centrali che ridurrebbero drasticamente il numero degli incidenti sul lavoro che vede l’Italia tra i Paesi in testa alle classifiche in Europa: la formazione e i controlli. Perché ad accompagnare queste immani tragedie c’è sempre un rischio non calcolato per ignoranza o negligenza, talvolta – specie da parte dei datori di lavoro – legata al risparmio economico. Aumentare la consapevolezza dei rischi attraverso specifici corsi di formazione e rafforzare i controlli servirebbe, perlomeno, non soltanto come prevenzione, ma anche come sensibilizzazione culturale al problema. Formazione e controllo alimentano, seppur forzatamente, il senso di responsabilità.

Queste tragedie svelano anche un altro amaro fattore che accompagna il lavoro dei nostri tempi: la precarietà. In molte di questi drammi emerge l’illegalità collegata al mondo dell’occupazione, specie nel Mezzogiorno. Fatta non solo di “lavoro nero”, contratti assenti, ma anche di infiniti subappalti. Inoltre tante vittime sono in età da pensione e qualcosa quindi non torna.

Nel caso di Casteldaccia sarà naturalmente l’inchiesta della magistratura ad individuare eventuali carenze e responsabilità.

Sulla tragedia siciliana resta soprattutto l’amara dichiarazione del comandante provinciale dei vigili del fuoco di Palermo, Girolamo Bentivoglio Fiandra: “Se fossero state prese tutte le precauzioni del caso, tutto questo non sarebbe successo”. Ad iniziare, aggiungiamo noi, dal senso di consapevolezza.

Giampiero Castellotti