Brunetta: “La crisi? Per ora non c’è e sono ottimista”

Giampiero Castellotti
06/06/2022
Renato BRUNETTA (foto: ECCEL Alessandro – Archivio Ufficio Stampa PAT)

La crisi non c’è. Parola del ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta in dialogo al Sociale con il vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli, fra il pubblico anche il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti. Dibattito di alto livello al Festival dell’Economia di Trento.

Il tema di fondo? Lo spettro di una recessione. Brunetta non si è sottratto: “Crisi significa mescolanza, non la vedo così… io sono ottimista, la crescita c’è stata, la manifattura non ha mai smesso di produrre. C’è il boom del turismo, la guerra ci dà un mood negativo è vero. Questa però è crisi psicologica ma quella economica non c’è. Il prossimo trimestre sarà migliore del precedente e si può arrivare ad una crescita del 3%. Il rischio di una strozzatura dell’offerta? Molti problemi ci arrivano dall’estero, io vedo il bicchiere mezzo pieno. La guerra è una cappa di piombo, ma più diventa complicata, più diventano facili scambi e dividendi”.

L’Europa ed una sorta di recovery plan, da finanziare con dei beni pubblici europei. Un’idea lanciata proprio dal ministro Brunetta: “La Merkel non voleva gli Eurobond, ma l’americano Hamilton si è inventato il debito federale, il collante che tiene ancora uniti gli USA. Da sempre l’Europa sta dando prove straordinarie di soluzioni alle crisi. Il voto unanime della governance europea? Deve essere anche un’unione politica, credo che a 100 giorni di guerra si debbono fare ragionamenti mai fatti in precedenza. L’Europa ci ha cambiato la vita in meglio. Berlusconi nel 2002 mise assieme una Nato inclusiva, non ci dovrà essere una pace armata, che comprenda un’area che va dall’Atlantico agli Urali”.

L’inflazione? “Va regolata, come se fosse la temperatura corporea. I lavoratori si tutelano con altri interventi. Non mi piace la moderazione, il salario ed i profitti non possono essere moderati. Ci è voluta una pandemia per crescere, sogno un nuovo accordo col metodo Ciampi ma senza moderazione. Servono riforme strutturali forti, serve una Università che punti sul metodo. Interventi immediati, giocando sull’IVA dei prodotti di largo consumo. La guerra ci sta portando ad una ridefinizione della nostra politica energetica”.

Le imprese e le competenze, ma anche i concorsi pubblici sembrano tirare di meno, è così? “No sui concorsi questi sono luoghi comuni. Ora durano 100 giorni, prima duravano 4 anni. Il pubblico impiego non tira più? Nella pandemia la pubblica amministrazione ha fatto zero ore di licenziamento. Chi dice che il pubblico è pagato meno del privato si ricordi che ci sono altri vantaggi. Il bonus del 110 per cento è stata una misura non ottimizzata, visto che paga Pantalone. Ed ora anche per i sussidi serve un decalage, vanno ripensati. Serve una stagione di riflessione europea”. (gt)

Giampiero Castellotti