Brescia, le aziende “migliori” sono quelle più attente alla sostenibilità

Giampiero Castellotti
27/04/2022

Nel campus di Mompiano dell’Università Cattolica è stata presentata un’ampia ricerca realizzata dall’Osservatorio per il Territorio (OpTer) della Cattolica e da Confindustria Brescia, in collaborazione con la Fondazione Sodalitas, che ha mappato le azioni di sostenibilità di oltre 350 aziende bresciane.

Dopo i saluti introduttivi del prorettore Giovanni Marseguerra, direttore di OpTer, e da Franco Gussalli Beretta, presidente di Confindustria Brescia, sono stati presentati i principali risultati che emergono dall’indagine svolta da Davide Fedreghini, Tommaso Ganugi per Confindustria e da Daniela Bragoli, docente dell’Università Cattolica.

L’evento si è concluso con la tavola rotonda moderata da Erminio Bissolotti del Giornale di Brescia, che ha visto la partecipazione di Mario Taccolini, delegato al coordinamento delle strategie di sviluppo della sede bresciana dell’Università Cattolica, Silvia Mangiavini, vice-Presidente Legalità e Bilancio di Sostenibilità di Confindustria Brescia, di Alessandro Beda, consigliere delegato di Fondazione Sodalitas.

L’Osservatorio Imprese Sostenibili ha analizzato il tema della sostenibilità attraverso 6 sezioni (Inquadramento generale, Sostenibilità ambientale, Sostenibilità sociale interna, Sostenibilità Sociale esterna, Sostenibilità di governance, Covid-19) con circa 50 domande.

L’ampio campione di riferimento – in particolare PMI industriali – è stato costituito da 354 imprese bresciane, con oltre 23mila addetti e un fatturato complessivo di 12,4 miliardi di euro, rappresentativo di differenti classi dimensionali e settori produttivi.

Tra i principali risultati, emerge come la sostenibilità rappresenti ancora un elemento collaterale nelle attività aziendali: in particolare, solo il 15% del campione ha una o più risorse umane interamente dedicate al tema, il 41% ha una o più risorse che si dedicano ad esso in modo parziale, mentre il 45% non ha risorse dedicate. Anche a livello comunicativo, sono presenti ampi spazi di miglioramento: il 68% delle imprese non comunica all’esterno obiettivi e risultati in materia di sostenibilità; tra le modalità più utilizzate spiccano bilancio di sostenibilità e sito web aziendale.

Nei vari ambiti di approfondimento, continua a prevalere la sostenibilità ambientale, con una diffusa attenzione ai miglioramenti volti a mitigare l’impatto sull’ambiente: il 63% delle realtà effettua già oggi miglioramenti (impiantistici, organizzativi o procedurali) nell’ambito delle emissioni in atmosfera, l’80% nella gestione dei rifiuti, il 55% negli scarichi idrici.

Per quanto riguarda la Sostenibilità sociale interna, la D&I (Diversità & Inclusione) sta iniziando a entrare nella sensibilità aziendale, con diversi livelli di attenzione: il 69% delle imprese intervistate si sta già occupando del tema della diversità delle persone e della loro gestione/inclusione, o comunque ha iniziato a riflettere su come attuare tali progetti. Tra gli interventi già attuati, guidano la classifica Cultura/nazionalità (78%), Genere (77%) e Disabilità (62%).

Al capitolo della Sostenibilità sociale esterna, nel biennio 2019/2020, l’attenzione del mondo dell’impresa si esplica con un’eterogenea serie di interventi, in particolare con iniziative sanitarie (45%), iniziative sportive (34%) e iniziative di contrasto alla povertà e al disagio sociale (26%). In particolare, il terziario favorisce la pratica del “volontariato d’impresa” (55%).

Infine, emerge una correlazione tra performance economiche e propensione alla sostenibilità, che vanno a braccetto: dallo score di sostenibilità, comparato a ISM (Indice Sintetico Manifatturiero, fornisce un unico valore che esprime lo stato di salute economico-finanziaria dell’azienda), si evidenzia come le realtà con i migliori risultati di bilancio siano anche quelle con la maggiore tendenza alla sostenibilità.

Giampiero Castellotti