Alcuni spunti per l’Europa

Domenico Mamone
24/05/2024
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L’assemblea generale dei vescovi italiani, svoltasi in questi giorni in Vaticano, conferma come la Chiesa riservi sempre la massima attenzione alle questioni sociali, specie in questo periodo di vigilia dell’importante appuntamento elettorale che chiama alle urne centinaia di milioni di europei. E lo faccia con indicazioni puntuali che, molto spesso, colmano quel vuoto di temi “alti” che caratterizza, specie in Italia, una campagna elettorale incentrata più su questioni interne – dal redditometro alla onnipresente “questione morale”, dalla sanità italiana al Mes, dai poteri della magistratura alla separazione delle carriere, dal carovita alla disoccupazione giovanile – che non su quelle materie che investono collettivamente i cittadini europei.

C’è il vuoto anche sui temi universali: come rileva l’Osservatorio di Pavia, l’ambiente e il clima sono praticamente fuori dal dibattito. Ma anche l’Europa (ormai sono quasi scomparsi coloro che chiedevano l’uscita dalla Ue), la povertà o l’immigrazione.

In effetti la campagna elettorale italiana è dominata da una serie di proposte, che investono quasi unicamente il nostro Paese, finalizzate più a fidelizzare la base elettorale di ogni formazione politica che non ad alimentare i possibili nuovi scenari europei.

La Chiesa, in questo senso, va oltre gli steccati. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, evidenzia, ad esempio, come i meccanismi di rappresentatività siano in crisi, ricordando le attuali difficoltà dei partiti e spiegando che «non è possibile la cura comune per delega». Il ragionamento è basilare: questa condizione sociale di estrema “liquidità” che ormai investe l’intero Vecchio Continente, per dirla con Bauman, rende ancora più centrale ed essenziale il ruolo di ogni essere umano e, nell’ambito sociale, anche di quegli organismi di mediazione, come la nostra organizzazione, che rivestono sempre più una funzione sociale, compresa quella di affiancamento e di “rinforzo” delle istituzioni. «Non può non esserci un coinvolgimento personale, altrimenti qualcuno decide per te e si mina tutto l’organismo» scrive Zuppi. È chiaro il richiamo all’impegno individuale in difesa dei valori alla base della nostra convivenza, dalla libertà alla democrazia, dalla propensione al servizio e alla solidarietà fino alla pace, espressi nettamente in molti passaggi dei testi dei lavori. Ma è anche l’allarme per una partecipazione al voto, quindi democratica, che rischia di ridursi ulteriormente.

Le cronache delle due guerre in corso ai margini dell’Unione europea non possono che caratterizzare questo appuntamento elettorale. «I conflitti finiscono quando impariamo a stare insieme – sottolinea il presidente della Cei. «L’impegno per la pace è costitutivo, e quindi deve crescere per l’Europa». La Chiesa, su questo punto, è sicuramente la voce più forte, giudiziosa e ferma in un panorama internazionale dominato da egoismi e da interessi economici.

Domenico Mamone