Agricoltura, l’importanza di un “suolo sano”

Nataliya Bolboka
12/02/2024
Tempo di lettura: 3 minuti
suolo, terreno, agricoltura

Base dell’agricoltura, il suolo costituisce un’importante funzione di supporto alla produzione alimentare. In base alle stime riportate dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, infatti, il 95 per cento del nostro cibo viene prodotto direttamente o indirettamente sui suoli.

Un suolo sano garantisce una preziosa riserva di acqua e ossigeno, fornisce alle colture i nutrienti essenziali, offre supporto alle radici e le protegge dalle oscillazioni di temperatura, allo stesso tempo riveste un importante ruolo nella regolazione del clima. Un suolo in salute, infatti, contribuisce a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, mantenendo o aumentando il proprio contenuto di carbonio.

Se l’importanza dei suoli, e soprattutto di suoli sani, è evidente, a partire dagli anni 2000 si sta registrando un continuo degrado delle terre da imputare da una parte al loro cambiamento d’uso e alla perdita di carbonio organico, dall’altra all’erosione, all’inquinamento e al deterioramento degli habitat.

Secondo i dati della Fao, sono più di un terzo i terreni agricoli mondiali colpiti da degrado fisico, chimico e biologico dei suoli. Solo in Europa l’80 per cento dei suoli agricoli contiene residui di pesticidi, idrocarburi, metalli pesanti e microplastiche.

Considerando la crescita della popolazione, per soddisfare la domanda di cibo, entro il 2050 la produzione agricola dovrebbe aumentare del 60 per cento a livello globale e quasi del 100 per cento nei paesi in via di sviluppo, mentre una gestione sostenibile del suolo permetterebbe di produrre fino al 58 per cento di cibo in più.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del suolo per la realizzazione di sistemi agroalimentari sostenibili e resilienti, nel 2014 la Fao ha istituito la Giornata mondiale del suolo, che si celebra il 5 dicembre.

Nel 2021, l’Unione europea ha approvato la “Strategia del suolo per il 2030”, che definisce misure per proteggere e ripristinare i suoli e garantire che siano utilizzati in modo sostenibile. L’obiettivo principale è far sì che, entro il 2050, tutti gli Stati membri evitino di consumare suolo ed attuino, già entro il 2030, azioni concrete per garantire la salute dei suoli.

Per affrontare il problema, la strategia prevede anche una serie di azioni della Politica agraria comunitaria, che, tuttavia, nell’ultimo periodo sta generando diverse polemiche, come dimostrano le proteste degli agricoltori in tutta Europa.

Al contrario di quanto alcuni pensano, gli agricoltori non sono contrari alle norme volte a garantire la sostenibilità, piuttosto criticano i metodi, che finiscono per togliere terreni all’agricoltura e di fatto favoriscono le importazioni da Paesi extra-comunitari, dove le coltivazioni non tengono nemmeno conto del tema.

“I termini del 2030 e del 2050 sono termini burocratici, amministrativi. Non sono termini scientifici”, ha dichiarato il professor Ernesto Tomei, medico ricercatore presidente dell’Università agraria di Vivaro Romano, intervenuto durante la protesta dei trattori a Roma. “Se ci prendiamo cura del territorio, noi facciamo anche prima di queste date”, ha detto, spiegando come gli agricoltori siano direttamente interessati alla salute e alla difesa del suolo.

Un suolo sano, infatti, non solo è più fertile ma garantisce raccolti migliori, motivo per cui è evidente come ciò sia fondamentale per chi vive di agricoltura.

Nataliya Bolboka